IO C’ERO…

Io c’ero, ho visto, sono tornata a casa e non riesco ancora ad acquietarmi…

Ottimo spettacolo, non fingono, sono lì nel ghetto e vivono ogni scena. Sta accadendo tutto veramente… Le lacrime degli attori a fine spettacolo sono reali.

Questi giovani italiani piangono, ora, dopo tanti anni, la tragedia della guerra, degli ebrei. 
Lo ricordano al mondo, salvano il ricordo di quelli che nessuno ricorda spesso…

E’ una nuova generazione di Giusti tra le Nazioni. Salvando la loro memoria, mettono in guardia il mondo dall’indifferenza, ai danni dell’altro, del prossimo… diffondendo “il bene” di Irena Sendler. 

Solo attraverso l’amore il mondo si salverà. Questo spettacolo ce lo ricorda. 

Grazie ai miei amici italiani per l’emozione vissuta e per esistere. 

Elzbieta Ficowska (Varsavia, 14 giugno 2018)

 

 

 

 

 

 

 

 

UN GIORNO SPECIALE

Ricordo che era il 28 luglio 2015, giorno del mio compleanno, quando decisi definitivamente di portare in scena l’immenso magistero di Irena Sendler.

Ricordo che nel 2016 l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli appoggio’ con entusiasmo il progetto, promuovendo lo spettacolo.

Ricordo l’emozione della prima, e il messaggio inviatomi da Elżbieta Ficowska e dalla figlia di Irena Sendler.

Ricordo la prof.ssa Suzana Glavas quando volle fortemente la pubblicazione del testo drammaturgico, che ha meritato poi, per interesse culturale, il Patrocinio di Amnesty International, del Comune di Napoli, dell’Ambasciata Polacca in Roma e del Consolato Onorario della Repubblica di Polonia in Napoli.

Ricordo tutte le presentazioni fatte, tutte le repliche rappresentate: dal Succorpo dell’Annunziata a Roma, dalla Biblioteca dell’Attore di Genova a Sorrento, da Bari ad Ancona, da Napoli alle Marche, e la Polonia…

Ieri, invece, sono stato a Campagna (SA) con la mia famiglia presso il Museo Palatucci, dove è stato piantato un albero in Memoria di Irena Sendler, in occasione della Giornata dei Giusti, e scoperto una targa per ricordarla.

Elzbieta Ficowska, questo è un altro incredibile giorno che ricorderò, e che resterà per sempre nel mio cuore.

“Auguro a tutti gli uomini del mondo, che sono cari al mio cuore, indipendentemente dalla razza, dalla religione e dalla provenienza, che in tutte le loro azioni si ricordino della dignità dell’altro, delle sue sofferenze e necessità, cercando sempre la via della comprensione reciproca e dell’accordo. Che il bene trionfi!” – Irena Sendler

Roberto Giordano

Un doveroso ringraziamento al caro Michele Aiello, a Marcello Naimoli, al Museo Palatucci, all’Amministrazione Comunale, al Sindaco Roberto Monaco, alla Dirigente Antonella Maucioni, alla Prof.ssa Titti Gibboni per l’organizzazione di questa magnifica mattinata.

HO SCOPERTO CHE I SOGNI SI REALIZZANO

Ho sognato di rappresentare un giorno uno spettacolo su Irena Sendler e i suoi collaboratori.

Ho sognato di girare l’Italia per diffondere il suo immenso operato e il suo messaggio di bontà.

Ho sognato di incontrare Elżbieta Ficowska, la bambina più piccola salvata da Irena Sendler, e poterla abbracciare forte e darle un bacio pieno d’amore.

Ho sognato di entrare in casa di Jadwiga Piotrowska (e Hanna Rechowicz), dove furono nascosti numerosi bambini ebrei, e vedere l’albero nel giardino in cui fu seppellito l’archivio con i nomi dei bambini salvati.

Ho sognato di camminare su quel suolo calpestato dai Giusti.

Ho sognato di rendere un mio piccolo omaggio a tutti quei bambini che non ce l’hanno fatta. A coloro che è stata tolta la vita in maniera incomprensibile e inconcepibile, solo perché ebrei, rom, sinti…

Ho sognato di rendere un mio piccolo omaggio ai bambini sopravvissuti alla Shoah, perché grazie alla loro testimonianza sono una persona migliore, più umana.

Ho sognato di rendere un mio piccolo omaggio alle staffette e a tutte quelle persone che hanno messo a rischio la propria vita e quella dei propri familiari, pur di salvarne una sola…

Ho sognato di ritornare in Polonia, per rappresentare lo spettacolo su Irena Sendler, con mia moglie Federica, mia figlia Greta, e la compagnia tutta, dinanzi a Bieta Ficowska, Hanna Rechowicz, Leszek Kazana, Anna Mieszowska, Renata Machulec e a tutti voi…

E ho sognato di sognare che i miei desideri si potessero realizzare.

E stasera sono qui…

Sono qui per dirvi di credere nei vostri sogni!

Che la bontà trionfi sempre!

La compagnia teatrale con Elzbieta Ficowska, Anna Mieszkowska, Hanna Rechowicz, Roberto Cincotta (Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia), Leszek Kazana, Renata Machulec, Malgosia Pisarkiewicz.
Cracovia, teatro Groteska. La compagnia teatrale con la traduttrice Magda Wrana. Evento organizzato dal Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia Dott.Ugo Rufino, in occasione del decennale della morte di Irena Sendler.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN NUOVO CAMMINO…

Eccoci qua, che dire… sono profondamente onorato e sinceramente commosso per la seconda edizione del libro “IRENA SENDLER La Terza Madre del Ghetto di Varsavia” edito da Nuvole Di Ardesia. 

Un lavoro svolto in modo accurato, minuzioso e professionale: sono proprio contento!

In poco più di un anno, sono andate esaurite quasi tutte le 500 copie della prima edizione con LA MONGOLFIERA EDITRICE (di Giovanni Spedicati) a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti.

Così come non posso non ringraziare la prof.ssa, nonchè scrittrice, Suzana Glavas! A lei va tutta la mia gratitudine, per aver voluto fortemente la pubblicazione dell’opera.

Un sentito grazie al caro Sergio Lambiase che mi ha onorato della sua prestigiosissima prefazione.

A breve cominceremo un nuovo cammino, che ha tra i suoi principali scopi quello di onorare Irena Sendler, i suoi collaboratori e quei non ebrei che rischiarono la loro vita e quella dei familiari per salvare degli ebrei.

Fiero, condivido la riflessione che mi è stata “donata” da Amnesty International sul lavoro da me svolto:

“Lo stigma su un gruppo di persone è un meccanismo che genera violenza, abusi e ingiustizia, e la storia dell’olocausto ne è una delle espressioni più spaventose.
Eppure, oggi, che senso ha ripercorrere ancora storie come quella di Irena Sendler? Ne ha. In parte, per ovvie ragioni: la memoria dell’orrore non dovrà mai essere cancellata. In parte, ci aiuta a riflettere sulle conseguenze della discriminazione: non ci importa se lo stigma sia verso l’ebreo, il musulmano, il rom, il migrante, il rifugiato, ci importa il fatto che è pericoloso, oltre che terribilmente ingiusto e raccontarlo è sempre necessario.
Ma c’è anche un altro motivo. La storia di una donna straordinaria come Irena può restituirci fiducia e speranza nell’umanità, e rappresentare un esempio: se uomini e donne hanno avuto un tale coraggio, in tempi così oscuri e brutali, dovremmo sentirci in dovere di raccogliere una parte delle loro eredità morale, e testimoniare anche noi la nostra indignazione, qui e ora. Purtroppo, non mancano occasioni per doverlo fare”.

Laura Petruccioli
Ufficio del Portavoce
Amnesty International – Sezione Italiana

LA MIA TESTIMONIANZA

Era il 12 maggio 2008 quando lessi della scomparsa di Irena Sendler. Incredulo di ciò che avevo letto, mi chiesi come mai una storia così importante non fosse stata ancora diffusa, come mai una storia così incredibile non si conoscesse in Italia: una di quelle storie che quando le ascolti ti riempiono il cuore di gioia, di amore, di ammirazione, di stupore. Annotai la notizia, rimase solo un pensiero…

     Cinque anni dopo, nel gennaio del 2013, in occasione della Giornata della Memoria, sulla rete nazionale (precisamente nella trasmissione Voyager),  fu mandata in onda un’intervista a Elżbieta Ficowska, la bambina più piccola salvata da Irena Sendler dal ghetto di Varsavia, che mi scosse letteralmente. La semplicità con cui “Bieta” raccontava dell’operato della Sendler, delle sue “staffette”, del suo salvataggio, mi travolse così impetuosamente da prendere la decisione di portare in scena la sua vita. Cominciai a mettere da parte notizie, annotare date, prendere appunti. Mi resi conto che in Italia la storia di Irena Sendler era sconosciuta, lei una donna invisibile: nessuna  rappresentazione teatrale, un paio di convegni sporadici, un solo libro: introvabile!

     Nell’estate del 2015 decisi di allestire lo spettacolo a qualsiasi prezzo, anche indebitandomi. Irena Sendler era troppo presente in me, era diventato un macigno, dovevo “liberarmi…”, sentivo che chiedeva giustizia affinchè la sua storia venisse diffusa e portata a conoscenza di tutti: è un nostro  dovere tenere in vita la “memoria”, è un nostro dovere “ricordare” – mi dicevo.

     Dopo aver rifiutato una scrittura importante presso un teatro prestigioso di Napoli, ho finalmente debuttato nel suggestivo sito del Succorpo dell’Annunziata, grazie anche all’Assessore alla Cultura di Napoli Nino Daniele e alla prof.ssa Suzana Glavaš, che ha voluto fortemente la pubblicazione del testo teatrale (peraltro patrocinato da Amnesty International, dall’Ambasciata Polacca in Roma, dal Consolato Onorario della Repubblica di Polonia in Napoli e dal Comune di Napoli).

     Irena Sendler è stata un’infermiera e assistente sociale polacca, che durante la seconda guerra mondiale riuscì ad organizzare una rete di soccorso, portando in salvo più di 2500 bambini dal ghetto di Varsavia, destinati allo sterminio solo per essere nati ebrei.

     Tante volte mi sono chiesto quale fosse la ragione da indurre una donna di soli 30 anni a compiere un’azione di tale entità… la risposta è semplice: il suo senso di rettitudine, di accoglienza e di umanità. In un’ epoca in cui siamo bombardati da notizie che fanno inorridire e hanno dell’inaccettabile, come le fughe dalla Siria, le traversate dei barconi per i mari o per il deserto, e via via ad attraversare terre e confini dei paesi un po’ o niente affatto accoglienti (di cui sentiamo giorno dopo giorno tra un piatto di pasta delizioso da gustare o tra le pubblicità improbabili e ambigue da sopportare) mi domando perché l’insegnamento dei nostri avi e dei nostri predecessori non è servito a nulla? Perché non ci facciamo carico tutti, nessuno escluso, del Principio Sommo: “Ama il Tuo Prossimo come Te Stesso?” Dovremmo tutti noi, credenti e non, partire da questo Comandamento per realizzare una civiltà migliore, più altruista e più civile,  altrimenti in che mondo faremo crescere e vivere i nostri figli? Che mondo lasceremo ai nostri discendenti? Alla cacciata dall’Eden fu comandato all’uomo e alla donna: “Andate e prolificatevi!” non fu comandato: “Andate e uccidetevi!”

     La storia di Irena Sendler è rimasta sepolta per 60 anni. Pur essendo stata partigiana, la Sendler non condivise mai la politica del Partito Comunista polacco. Nel 1965 venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei Giusti tra le Nazioni. Solo in quell’occasione il governo comunista le diede il permesso di uscire dal paese per ricevere il riconoscimento in Israele. Avvenne grazie alle ricerche degli studenti di una scuola superiore del Kansas nel 1999 che la storia della vita della Sendler fu riscoperta. Furono proprio loro a lanciare un progetto per fare conoscere la vita e l’operato di Irena Sendler a livello internazionale. Nel 2003 papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera personale elogiandola per i suoi sforzi nella resistenza polacca. Il 10 ottobre 2003 le fu conferita la più altra decorazione civile della Polonia: l’Ordine dell’Aquila Bianca e il Premio Jan Karski “Per il Coraggio e il Cuore”. Fino all’ultimo suo respiro non ha fatto altro che ripetere: « Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria » ed anche: “Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai.

La vita di Irena Sendler, insieme a quella dei  suoi collaboratori (“…senza di loro, non avrei potuto fare nulla.”) è una grande testimonianza di coraggio, di amore e di rispetto per tutti, senza distinzioni di razza, religione e fede. Racconta infatti che per un bambino da salvare, occorreva la collaborazione di circa dieci persone, proprio così … dieci persone mettevano a rischio la propria vita, per salvare un bambino. Predicava, con parole semplici: “Dobbiamo lottare per ciò che è buono. Il buono deve prevalere, deve prevalere e io ci credo. Finchè vivrò, finchè avrò forza, professerò che la cosa più importante è la bontà”.

    Facciamoci tutti carico di tale Insegnamento ed Esempio di Umanità, che più che nelle Preghiere, in lingue diverse o con diversi usi e costumi, sta nel linguaggio universale delle nostre Buone Azioni.

Roberto Giordano